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La comunita’ resiliente, l’ultimo miglio da compiere


10364140_10203263626176264_4866225975817496039_n[…] Ma in che modo si concretizza la resilienza meglio nel sistema, nei piani di protezione civile?
Ci deve essere una nuova concezione del piano di protezione civile: il piano non può essere più un esercizio dello Stato: dev’essere invece un prodotto finale che lo Stato mette a disposizione dei cittadini, per poter inserire procedure condivise. Cioè non può essere solo l’esercizio dello Stato, del Comune, del Sindaco che deve fare il piano: se i cittadini ne sono ignari, non è il piano. Ribaltiamo il concetto partendo dalla resilienza: quanto lavoro faccio io nei comuni per dare identità alle comunità sulla loro coesistenza con i rischi? C’è un margine per convivere con il rischio, c’è un rischio accettabile? Il rischio accettabile non è un formula, è un patto tra i cittadini e la autorità – il sindaco in questo caso – che passa attraverso le informazioni sul rischio. Se ad esempio a Bomporto c’è un rischio esondazione, e i cittadini sanno che c’è questo rischio, posso fare degli interventi migliorativi e preventivi anche in singoli appartamenti senza aspettare che l’esondazione avvenga: ad esempio sarà utile sapere che gli attacchi della corrente andrebbero fatti a 2 metri d’altezza, non a terra. Questo è un principio importantissimo di rischio accettabile: ma questo vuol dire avere sul territorio una conoscenza forte, quella conoscenza che porta ad una reazione sussidiaria, ma anche di resilienza. Resilienza è quindi questo aspetto della consapevolezza di stare sul territorio, conviverci sapendo su che territorio sono. Prendiamo l’alluvione del ’94 del Tanaro: la gente scappava, ci fu il panico per la rottura di una diga, ma la diga non c’era! La piccola geografia locale che porta ad essere consapevoli chi la fa? La resilienza è quell’atteggiamento di una società che resiste, consapevole della propria radice culturale, di un senso di appartenenza attraverso cui c’è una percezione del rischio più alta, con cui di conseguenza poter fare dopo il piano. Ora si fa prima il piano poi si formano i cittadini, adesso il piano va ribaltato. […]

tratto da il http://www.ilgiornaledellaprotezionecivile.it – Elvezio Galanti

Il 71°  Nucleo Volontari e Protezioni Civile ANC di brugherio  ha frequentato il seminario con 2 volontari





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